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1
feb

Microcorso gratuito di fotografia digitale

Vuoi scoprire come utilizzare al meglio la tua fotocamera compatta o reflex?

Pistoia 12 febbraio 2011

Il team di Photoexperience sarà a disposizione per un incontro informale gratuito dedicato a chi vuole conoscere
e capire le nozioni di base della fotografia.

Sarà allestito un piccolo set fotografico con luci professionali per una prova pratica sul posto.
Partecipazione a numero chiuso.

Per iscrizioni scrivere a info@photoexperience.it

29
nov

Scattare in RAW

Spesso si sente dire che non è poi così necessario salvare in RAW e che va bene scattare semplicemente in JPG, risparmiando così spazio sulla scheda di memoria e successivamente sul disco del PC.
Oggi vogliamo approfondire questo argomento e sottolineare quali possano essere in vantaggi nell’uso del formato raw.
Il RAW è l’immagine esatta catturata dal sensore della fotocamera, senza trattamenti. Non è come alcuni dicono “l’equivalente digitale del negativo”, è decisamente di più: è l’equivalente digitale della “pellicola ancora da sviluppare”.
Nel caso del JPG invece ogni macchina digitale, immediatamente dopo lo scatto, “processa” i dati rilevati dal sensore e produce l’immagine JPG, aggiungendo un po’ di contrasto, saturando i colori ed applicando una serie di algoritmi che portano poi al salvataggio del file sulla scheda di memoria.
Questi passaggi ed elaborazioni equivalgono a quello che un tempo era lo sviluppo del negativo e come tutti i processi di questo mondo, introduce un insieme di fattori di imperfezione oltre ad un elemento di “non ritorno” nei confronti dei dati originariamente presenti sul sensore.
Far “trattare” l’immagine RAW direttamente a bordo della macchina è quindi un po’ com’era il portare un rotolino presso uno di quei laboratori di sviluppo rapido… Magari è ok… ma non è proprio il massimo.
Se vuoi mantenere il controllo e la massima qualità sul processo di “sviluppo” è meglio farlo presso un “laboratorio specializzato e professionale… cioè sul PC con un adeguato software ed operando delle scelte specifiche per ogni immagine.
Avere il RAW è quindi fondamentale per chiunque voglia seriamente poter lavorare con le proprie foto, conservando l’originale cattura del sensore, gestendo al meglio il contrasto e la fase di elaborazione dei colori ed anche fare cose che solo con il RAW si possono fare: modificare l’esposizione ed il bilanciamento del bianco in postproduzione.
Non ci sono dubbi… RAW RULES !

15
nov

Fotografare quando fa freddo

Si avvicina il weekend del 4 e 5 dicembre, in cui si svolgerà il workshop dedicato a Galgano.
Saremo in pieno inverno, in luoghi magici e ricchi di storia, alla ricerca di quella luce magica che solo l’alba sa dare… e non sarà possibile non tener conto del fatto che probabilmente farà abbastanza freddo.
Fotografare quando fa freddo richiede alcune attenzioni, sia per quanto riguarda la cura e gestione della propria attrezzatura fotografica che per il comfort personale, da non trascurare se si vuole godere dell’esperienza, divertirsi e tornare a casa con degli ottimi scatti.

Iniziamo proprio da questo secondo aspetto. Coprirsi bene è fondamentale e l’attenzione deve partire dalla testa: non dimenticare a casa un buon cappello, meglio se di lana.
Il cappello aiuta a trattenere le grandi quantità di calore che il nostro corpo cede attraverso la testa ed anche chi non è abituato a portarlo deve prendere in seria considerazione di avere a disposizione questo accessorio per un’uscita fotografica che inizierà all’alba, portandoci magari a sostare all’aperto per i nostri scatti più suggestivi.
Il resto dell’abbigliamento dovrà essere anch’esso adatto al clima, cerca di privilegiare un insieme di capi a strati piuttosto che un unico elemento, questo perché se durante la giornata il clima dovesse portarci qualche bel raggio di sole, sarà più facile rimanere nel confort. Una buona giacca impermeabile o un piumino saranno il giusto elemento di abbigliamento esterno, specie se il meteo dovesse essere umido. Anche un paio di guanti potrebbero essere utili e specie chi utilizza un treppiede potrà apprezzarli dopo aver scoperto quanto possono diventare fredde le zampe di alluminio di questo importante elemento della nostra attrezzatura.
Per quanto riguarda l’abbigliamento ti consiglierei infine di porre particolare attenzione alle calzature. Servono comode e calde, adatte a sopportare un po’ di umidità che sicuramente incontreremo addentrandoci nelle nostre location. Sceglile con cura perché fotografare con i piedi gelati è terribile!

Passando all’attrezzatura, abbiamo già citato il treppiede. Non si tratta di una considerazione legata al freddo o all’inverno ma al fatto che almeno una parte dell’attività fotografica sarà fatta alle prime luci dell’alba : porta il tuo treppiede. E’ un elemento fondamentale per ottenere la qualità ed il tipo di scatti che cerchiamo.
Se non hai un treppiede informaci e vedremo di fare in modo di averne uno in più; magari sarà l’occasione per valutare un futuro acquisto.

Altri punti riguardanti l’attrezzatura su cui dobbiamo fare attenzione sono le batterie ed i fenomeni di condensa.
Carica bene le batterie della tua fotocamera, meglio se la sera prima del workshop, e poi fai attenzione a tenerle al caldo. L’ideale è tenere le batterie in una tasca a contatto con il corpo. Da sempre gli accumulatori, indipendentemente dalla loro tecnologia, hanno problemi con il freddo ed è importante evitare di trovarsi ad inserire nella macchina una batteria magari teoricamente carica ma resa inutilizzabile perché lasciata al freddo nella borsa.
Un ultimo cenno lo facciamo ai problemi di condensa.
Non si tratta di un problema molto grave se il clima non è troppo rigido ma diviene una reale minaccia quando le temperature scendono sotto lo zero.
Il femomeno è quello della condensazione dell’umidità sulle superfici di vetro della nostra attrezzatura, in particolare quelle dei nostri preziosi obiettivi che possono essere fastidiosamente sporcati all’interno, a volte anche in modo permanente. Accade quando si passa velocemente da un ambiente caldo ad uno freddo ma soprattutto quando dal freddo che c’è all’aperto si passa alle temperature tipiche dei luoghi riscaldati.
Una buona strategia per ovviare a questo inconveniente è cercare di far adattare l’attrezzatura al cambio di temperatura semplicemente mantenendola in un contenitore protetto, in buona parte delle condizioni va benissimo la borsa o lo zaino che si usa per portare l’attrezzatura.
Dipenderà dalle condizioni effettive che troveremo per la “photoexperience” del 4 e 5 dicembre, in ogni caso le nostre “guide fotografiche” saranno a disposizione dei partecipanti per approfondire questi ed altri argomenti.
Buon divertimento!!

12
apr

Lungo i sentieri della Val d’Orcia

Pochi luoghi geografici riescono a rappresentare la bellezza della natura, a ispirare sentimenti di pace e armonia, e stimolare la ricerca di uno scorcio e di una visione, come la Val D’Orcia.

Ecco perché abbiamo svolto il nostro workshop proprio in questo luogo.

Le strade che si percorrono lungo i dolci pendii, attraverso gli antichi borghi, diventano parte stessa del paesaggio. Il luogo si trasfigura in un quadro, di cui noi stessi ci sentiamo parte.

L’esperienza fotografica nella Val D’Orcia, è ancora prima una esperienza dell’anima, alla ricerca di un contatto con la natura, con la bellezza assoluta.

Muoversi lungo una strada battuta, oppure lungo uno sterrato sconosciuto, ci porta comunque alla scoperta di luoghi straordinari, perfetti nel loro disegno.

Il viaggio verso la nostra meta comincia al calar del sole; percorriamo le strade fra Pienza e San Quirico, alla ricerca di un primo contatto col paesaggio e le sue amenità. Ci rendiamo conto che trovare una distesa di verde, un campo di grano, una linea attraverso un campo, la trama delle spighe, richiama quasi una esperienza ‘matematica’, come la navigazione in un frattale. Ci sentiamo elettrizzati, per quello che ci aspetterà.

Tracciamo mentalmente le cose da fare per il giorno dopo, parlando di fotografia davanti a delle ottime pietanze locali, e del buon vino.

L’indomani partiamo prima dell’alba, dalla nostra base strategica immersa nella campagna, per essere pronti sul luogo al momento giusto.

Cominciamo con una icona della Val d’Orcia, la cappella di Vitaleta. Le suggestioni aumentano anche ripercorrendo tratti che sono stati immortalati in film come ‘Il Gladiatore’: i suoi Campi Elisi sono qui, e noi li ripercorriamo insieme a lui, al ritmo della musica evocativa del film.

Abbiamo anche la fortuna di un incontro con gli abitanti di questa natura, come daini, e fagiani.

E’ poi un rapido susseguirsi di campi, di alberi maestosi, di file di cipressi, di campi grano, di antiche mura, e casali diroccati.

Dopo una abbondante colazione, ci siamo diretti all’interno dei meravigliosi borghi che dominano la valle, come Pienza e San Quirico; anche questi luoghi racchiudono antiche testimonianze, scorci suggestivi e caratteristici.

A fine giornata ci siamo salutati, consci di aver vissuto uno splendido weekend, con immagini di straordinaria bellezza impresse nel cuore e nella mente, ancor prima che sui nostri amati sensori.

12
feb

Sulle tracce di Galgano

La macchina si muove silenziosa sulla strada solitaria; la musica medievale di sottofondo ci accompagna ipnotica verso la nostra meta, ancora nascosta nel buio della notte. E’ mattina presto ma siamo eccitati e contenti di prendere parte a qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava solo una bella idea.

Arriviamo, e le mura imponenti dell’abbazia di San Galgano si scorgono appena nelle tenebre.Comincia ad albeggiare, e siamo già dentro l’abbazia, pronti ad accogliere il nuovo giorno in questo mistico ed antico luogo.

L’emozione ha quasi il sopravvento, e passiamo diversi minuti a fotografare in silenzio questo luogo affascinante, che si sta svelando davanti ai nostri occhi con le prime luci dell’alba.

Siamo solo noi, i fotografi, gli uccelli che dimorano qui da sempre, gli archi e le volte dell’abbazia, e i fantasmi dei personaggi che hanno vissuto questo posto, secoli e millenni fa.

E’ cominciata così questa coinvolgente esperienza fotografica, sulle tracce di Galgano, mistica figura del nostro medioevo, che animò e ispirò la vita di molte persone del luogo, molti anni fa.

L’abbazia di San Galgano è stata il punto centrale della nostra giornata; abbiamo scattato dalla notte, fino al sorgere del sole, esplorandone l’interno e i suoi dintorni.

Le tracce del santo cavaliere ci hanno poi portato alla vicina cappella di Montesiepi, dove rimane la testimonianza della sua leggenda, la famosa spada nella roccia, trasfigurata in croce, segno di redenzione.

Dopo una breve pausa per una colazione a Monticiano, l’ultima tappa, conclusione del nostro giro, è stata a Chiusdino, luogo natale di Galgano.

Camminando attraverso le antiche stradine, siamo giunti a visitare la sua casa natale, e la chiesa dove tutt’ora è esposta come reliquia, la testa di Galgano.

Ci siamo infine salutati, davanti a un buon piatto di cucina tipica, commentando l’esperienza appena fatta, e dandoci appuntamento alle prossime!